Ask.com adesso tutela la privacy

Posted on dicembre 12, 2007. Filed under: News |

Il quarto motore di ricerca negl Usa spiazza tutti. AskEraser permette di non salvare
nei server le proprie ricerche e di conseguenza conservare l’anonimato.

NEW YORK – La privacy, non ci sono dubbi, è un bene. Adesso diventa anche un prodotto. Ask.com, il quarto motore di ricerca del mercato statunitense, ha scelto di puntare sulla protezione degli utenti con un servizio esclusivo: AskEraser. Questa nuova caratteristica da oggi permette di effettuare le ricerche nella massima riservatezza senza lasciare alcuna traccia nel database del motore. Che in questo modo si priva delle preziose informazioni di ricerca per favorire la protezione dei naviganti. La cancellazione dalle liste dei server avviene nel giro di qualche ora e comprende pressochè tutto: indirizzo IP, cookie contenenti le User ID e Session ID, nonchè tutti i testi inseriti nel corso delle proprie operazioni di ricerca.

Conservare le ricerche effettuate dagli internauti è un bene molto prezioso per i motori di ricerca ma la società di Oakland ha scelto di rinunciare a questo “bene” in nome della privacy. Per adesso gratis. “Funziona come un interruttore, spiega Doug Leeds, vicepresidente di Ask.com. Il sito, tuttavia, non assicura il completo anonimato ma si prefigge di aumentare notevolmente la protezione della privacy per gli utenti che la vogliono.

Sì, perché è molto difficile cancellare del tutto le proprie tracce da internet. Anche su Ask.com e anche usando AskEraser. Quello che digitate non scomparirà del tutto, visto che il motore di ricerca si basa su Google per gli annunci che accompagnano i risultati delle ricerca e che, per via di un accordo tra le due società, Ask.com continuerà a trasmettere informazioni sulla ricerca a Google a scopi pubblicitari. E nessuno assicura che questi dati verranno cancellati. Insomma, privacy sì, ma fino a un certo punto.

Come che sia, Ari Schwartz, vice direttore del centro per la democrazia e la tecnologia, definisce l’iniziativa di Ask.com come “un passo in avanti”. E spiega: “E’ la prima volta che una grande azienda dà la possibilità di fare scelte nel segno della trasparenza”. Resta da capire se questa mossa rappresenterà un buon esempio per gli altri big del settore. Nel mercato americano Google (con il 58,5% di share) precede nell’ordine Yahoo (22.9%), Microsoft (9.7%), Ask.com (4.7%) e il network di siti che fa capo al portale Aol di Time Warner (4,2%).

Nel 2008 la nuova modalità, attivabile con un link nella parte alta dell’home page e disponibile da oggi solo per americani e inglesi, sarà introdotta negli altri siti della compagnia. Il monopolio di Google non verrà certo intaccato da questa iniziativa ma sicuramente avrà avuto una certa eco dalle parti di Mountain View: il colosso californiano, infatti, conserva i dati ottenuti dalle ricerche per un tempo non superiore ai 18 mesi, come anche fa Microsoft, mentre Yahoo e Aol abbassano questa soglia a 13 mesi.

Del resto la possibilità di risalire all’indentità di una persona con i termini cercati nei motori di ricerca è più che reale. Lo dimostrò il New York Times nell’agosto del 2006 quando la privacy di Thelma Arnold’s, un’americana di 62 anni, venne violata. Come? Aol pubblicò sul web 20 milioni di chiavi di ricerca suddivise per utenti, contrassegnati da un numero. La signora della Georgia, con le sue ricerche “bizzarre”, venne individuata nel numero 4417749.

Fonte.

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