Windows 7 dal cuore leggero

Posted on ottobre 26, 2007. Filed under: News |

Dal 2010 Windows (Blackcomb o Windows 7) cambierà radicalmente fisionomia. E forse tornerà alle origini. La notizia è circolata nei giorni scorsi su internet, grazie a una presentazione tenuta all’Università dell’Illinois da Eric Traut, programmatore senior della Microsoft.
La novità, mostrata da Traut, si chiama MinWin, ovvero un prototipo di kernel (nocciolo) per il futuro Windows 7 ridotto ai minimi termini. Soltanto un centinaio di files contro i circa 5mila che fanno oggi il cuore di Vista. E un’occupazione su disco di 25 megabytes contro 4 giga. MinWin può lavorare in uno spazio di 40 megabyte di memoria (la dotazione di un telefonino a basso costo di oggi) e gestire un server web (http) e qualche altra applicazione.
È una sorta di ritorno alle origini per Windows. Nel 1988, quasi vent’anni fa, Windows Nt 3.1 (l’antenato dell’attuale Vista) si presentò sulla scena con un kernel poi non molto diverso, per dimensioni. In pratica tutte le funzioni base del sistema operativo necessarie per gestire la memoria, l’organizzazione dei files e dei processi di calcolo. Il resto invece assegnato ad appositi moduli (interfaccia grafica, protocolli di rete..) che il kernel avrebbe caricato e scaricato ogni volta, a domanda.
Fu un approccio non molto efficiente (richiede un continuo uso di memoria Ram e di capacità di calcolo), dato che la stessa Microsoft, nella versioni successive di Nt (e poi Xp) fece gradualmente “ingrassare” il kernel inserendovi prima la gestione dell’interfaccia grafica e poi dei protocolli di rete e di alcune periferiche. Fino a Vista, che nel kernel ha persino complesse funzioni di visualizzazione tridimensionale, velocissime ma costose.
Alla fin dei conti (e analoga fu l’esperienza di Apple, Ibm e dello stesso Linux) si capì che su un pc monoprocessore e a larga disponibilità di Ram e dischi la necessità di un sistema operativo altamente modularizzato non era poi tanto impellente, anzi i costi ne superavano i benefici reali.
Oggi però il microkernel sta tornando in auge. I microprocessori diventano multicore, la compatibilità tra dispositivi personali piccoli (come telefonini, videocamere o lettori Mp3) e pc è sempre più importante. E soprattutto il futuro sta nell’incorporare software in oggetti diffusi e cooperanti, dove un piccolo kernel più una singola applicazione può fare la differenza. E MinWin (su cui stanno lavorando circa 200 ingegneri Microsoft) può per esempio replicarsi su 256 processori e lavorare in un sistema coordinato (multiprocessing). Non solo: un microkernel, con connesso sistema operativo modulare è la miglior soluzione per ambienti di virtualizzazione, come Hypervisor, che consente di eseguire, sullo stesso pc, più ambienti operativi, nuovi e del passato.

Fonte.

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