La Francia: “Colpiti dagli hacker cinesi” Gli Usa: Pechino prepara un cyber-attacco

Posted on settembre 10, 2007. Filed under: News |

PARIGI – L’attacco cibernetico cinese contro i sistemi informatici delle potenze occidentali, soprattutto quelli di impiego militare, non ha risparmiato la Francia. Dopo gli Usa, la Gran Bretagna e la Germania, ieri si è scoperto che anche Parigi è finita nel mirino degli “hacker rossi” “almeno da quando è stato eletto presidente Nicolas Sarkozy”, e cioè da quasi quattro mesi. “Un affare molto serio”, ha dichiarato ieri a le Monde Francis Delon, segretario generale della difesa nazionale, che però è stato prudente sugli autori dell’attacco: “Non abbiamo indicazioni che provenga dall’esercito cinese”.

In un rapporto del Pentagono, reso noto dal Times, gli esperti americani mostrano invece certezza che l’offensiva sia targata Pechino, fino ad individuarne uno degli scopi: mettere fuori uso le portaerei Usa.
“La particolarità di questi attacchi – ha spiegato Delon – è che avvengono attraverso rimbalzi, passando da un indirizzo all’altro per dissimularsi meglio. Ma si sa che nel ciclo c’era un sito cinese”. Un’azione sofisticata, molto pericolosa: “Quello che preoccupa è lo sviluppo degli attacchi mirati di virus fatti su misura per questo o quell’indirizzo”. Virus particolari, che aggirano le protezioni, e che prendono il controllo del sistema senza destare allarme.

La Cina, in questo campo, vanta una lunga esperienza: cyber-attacchi sono stati scatenati negli anni scorsi contro Taiwan e il Giappone. Il governo cinese ha però sempre negato, e anche questa volta ha respinto ogni accusa.

Nel caso francese, non è ben chiaro quali sistemi siano stati attaccati. Di sicuro il sito del ministero della Difesa, che è di pura informazione e propaganda, e quindi poco protetto. Negli Usa, invece, è finito nel mirino il Pentagono e forse anche la Casa Bianca. La strategia a lungo termine del governo di Pechino sarebbe quella di ottenere il “predominio elettronico” entro il 2050 su tutti gli altri Paesi, con un vantaggio cruciale in caso di conflitto: le comunicazioni militari, logistiche e finanziarie degli avversari potrebbero essere bloccate.

Rimangono dei dubbi, però, sul fatto che gli “hacker rossi” (in cinese “hong-kers”) siano legati al governo di Pechino, o costituiscano una struttura parallela e, forse, conflittuale con la struttura militare e politica cinese. Il padre degli “hacker rossi”, Tao Wan, nel 2005 spiegò in un’intervista al South China Morning Post la propria filosofia: “I nostri omologhi occidentali sono individualisti e anarchici. Noi cinesi invece abbiamo motivazioni politiche, è un mezzo per noi di intervenire negli affari internazionali”. Sempre Tao Wan assicurò che gli “hong-kers” non lavorano per lo Stato: “Ci piace la nostra libertà. E poi lo Stato non ci offre condizioni vantaggiose”. A Washington non gli credono: per i servizi Usa, ormai l’esercito cinese li ha ampiamente riassorbiti.

Fonte.

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